Andriola Beppe

beppe001Nato a Torino nel 1939, inizia a fotografare con continuità e passione quando nel 1975 entra a far parte del circolo C.R.D.C. di Torino.
Dopo un primo periodo nel quale fotografa non prediligendo determinate tematiche, si aggrega all’interno del club ad un gruppo che si prepara a svolgere una ricerca su una zona del Piemonte.
Detta ricerca si concluderà dopo due anni di lavoro con una serie di mostre e proiezioni ed un libro “Immagini e realtà dell’Alta Langa” edito dalla artistica di Savigliano.
Successivamente con un altro amico inizia e porta a termine un lavoro di circa due anni sul Circo che si concluderà con relative mostre e proiezioni, optando per la fotografia in banco e nero come suo modo espressivo.
Partecipa ad alcuni concorsi con alterne fortune, più per seguire le attività del club che per convinzione, avendo maturato la scelta di presentarsi come autore e puntando sulle mostre.
Entra nel consiglio direttivo del C.R.D.C. e nel 1982 viene eletto Presidente, carica che manterrà fino nel 1992.
Sempre nel tentativo di gratificarsi come autore porta avanti con convinzione il tema del “Nudo Artistico” nel quale, malgrado le difficoltà che tale scelta comporta, riesce a farsi riconoscere per il suo stile.
In seguito si accosta anche al mondo della “Danza” nel quale predilige cogliere momenti di fatica, sudore e lavoro.
Attualmente i lavori “Nonsolonudo”, “Nudo fantasie di ieri e di oggi”, “Danza e dintorni” sono racchiusi in mostre che sono state presentate in diverse località Italiane ed estere.
Nel 1986 riceve l’onorificenza B.F.I. e nel 1993 quella di A.F.I.
Nel 1989 viene eletto Consigliere Nazionale della F.I.A.F., carica che gli viene confermata nel 1993 e nel 1996.
Nel 1999 lascia per raggiunti limiti statuari detta carica.
Contemporaneamente porta a termine un altro lavoro dove, figure, quasi sempre femminili, sono ritratte in ambienti degradati ed abbandonati nella Torino che cambia, detto lavoro si conclude con una mostra titolata: “…tu chiamale se vuoi Emozioni”.
Naturale proseguimento di questo lavoro è l’ultimo dal titolo “Fate Fantasmi e Streghe” dove le situazioni proposte precedentemente sono presentate in modo più marcato e allusivo al titolo scelto.
Pur rimanendo legato alla foto analogica viene convinto da alcuni amici a presentare le sue opere in videoproiezioni.
E proprio grazie a questi amici, riesce a riproporre con questo sistema le sue opere, che prendono una nuova impostazione e a volte anche il titolo di presentazione (vedi: “…tu chiamale se vuoi Emozioni” cambiato in “Walls”).

Walls

Per mia convinzione fotografare la persona è sempre stato il più intrigante e gratificante dei generi fotografici. Dopo un primo periodo, nel quale cercavo, evidenziavo e proponevo la persona dal lato puramente estetico, sono passato, a proporre, a chi vedeva le mie foto, le emozioni che mi portavano a scattarle, cercando di amalgamare nel miglior modo possibile soggetto, sfondo, luce in modo di poter trasmettere ad altri ciò che sentivo.
Mi attirava e mi attira sempre di più l’ambiente nel quale collocare il soggetto pertanto sono andato alla ricerca di scenari che, usati come sfondo, incidevano positivamente nell’immagine.
In questo caso “I muri” presi nella loro più vasta interpretazione, come simboli di difficoltà, divisione, oppressione, credo siano stati determinanti per svolgere questo lavoro.
Sono stato inoltre fortunato nel trovare amiche Egle, Daniela, Lidia, e Sabrina, che dopo aver inteso i miei intenti fotografici si proponevano nel modo precedentemente analizzato diventando così molto collaborative.
Spero tanto di riuscire a suscitare anche in voi un’emozione.

Fate, fantasmi e streghe

L’idea di questo lavoro è nata durante le riprese del precedente lavoro intitolato “Walls”.
Girando tra i ruderi di vecchie fabbriche, ville semi abbandonate e nei numerosi cantieri esistenti nella mia Torino, città ricca di suggestione e spesso citata come città esoterica e in fase di profonda trasformazione urbanistica, mi immaginavo che in quei posti si aggirassero vagabonde e senza pace figure del passato.
Aggiungendo a queste sensazioni le contraddizioni, le paure, le speranze e le delusioni che tutti noi viviamo oggi, ho iniziato questo lavoro.
Lavoro che mi ha impegnato, sia sul piano creativo, per non risultare ripetitivo, sia su quello pratico per quanto riguardava i pericoli che si possono correre andando a fotografare in luoghi degradati e semi abbandonati.
Forse alla fine le streghe ed i fantasmi hanno preso il sopravvento sulle fate, ma la colpa è mia perché vedo e rifletto su quanto giornalmente ci circonda.
Non posso esimermi dal ringraziare per quanto hanno dovuto sopportare, freddo, caldo, levatacce e sporcizia le mie amiche fate: Egle, Ombretta, Lidia e Daniela.